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Primo colloquio psicologico con un minorenne

  • Immagine del redattore: Marco Zuccon
    Marco Zuccon
  • 17 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Prima di iniziare vanno chiariti consenso, obiettivi, riservatezza, ruolo dei genitori e modalità di restituzione.



Il primo colloquio non serve a “far confessare” qualcosa al ragazzo né a stabilire immediatamente una diagnosi. Serve a comprendere la richiesta, verificare le condizioni per lavorare e costruire un accordo comprensibile per tutte le persone coinvolte.


Il consenso non è un dettaglio burocratico

Il Codice deontologico stabilisce che le prestazioni a minorenni siano generalmente subordinate al consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela. Poiché separazioni, affidamento e provvedimenti dell’autorità possono cambiare chi debba essere coinvolto, il professionista verifica la situazione concreta prima di iniziare.

All’adolescente vanno spiegati con parole adeguate finalità, modalità e limiti del colloquio. La sua partecipazione informata è essenziale sul piano clinico e coerente con il rispetto della dignità e dell’autonomia progressiva.


Che cosa resta riservato

I genitori possono essere i committenti, ma il destinatario dell’intervento è il minorenne. Lo psicologo chiarisce quali informazioni generali potranno essere restituite agli adulti e quali contenuti del colloquio resteranno riservati. Non è corretto promettere un segreto “assoluto”: il Codice prevede eccezioni, fra cui obblighi di legge e gravi pericoli per la vita o la salute del ragazzo o di terzi.

Una formula utile è condividere con l’adolescente, quando possibile, che cosa comunicare ai genitori, privilegiando informazioni necessarie alla protezione e al percorso, non un resoconto parola per parola.


Tre punti di vista possono essere tutti utili

Nel primo incontro possono emergere racconti diversi. Il genitore vede assenze, silenzi o conflitti; l’adolescente può descrivere vergogna, paura o stanchezza che dall’esterno non erano comprensibili; la scuola osserva il funzionamento in un terzo contesto. La ricerca mostra che l’accordo tra informatori è spesso soltanto parziale. Non è quindi necessario decidere subito chi dica la “vera” versione: le differenze possono contenere informazioni sul luogo e sul momento in cui il problema compare.

Il compito iniziale consiste nel trasformare richieste generiche in domande verificabili. “Deve tornare quello di prima” può diventare “da due mesi non incontra gli amici e dorme di giorno”; “i miei genitori non capiscono niente” può aprire l’esplorazione di episodi concreti in cui il ragazzo si è sentito non ascoltato. Questa traduzione riduce il rischio che il colloquio diventi un processo a una delle parti e permette di formulare obiettivi condivisi e obiettivi personali.

La fiducia dipende anche dalla prevedibilità delle regole. Sapere prima che cosa resterà riservato, in quali condizioni lo psicologo dovrà intervenire per la sicurezza e come avverranno eventuali restituzioni ai genitori consente all’adolescente di scegliere più consapevolmente che cosa raccontare. La riservatezza non è un ostacolo alla collaborazione familiare: ne definisce i confini.


Come prepararsi

I genitori possono portare informazioni su cambiamenti osservati, scuola, salute, eventi familiari e precedenti contatti con servizi. È utile distinguere fatti e interpretazioni: “non va a scuola da sei giorni” è più preciso di “non gli importa di niente”.

Il ragazzo non deve preparare un discorso perfetto. Può anche dire di non sapere da dove cominciare, di essere contrario al colloquio o di temere che tutto venga riferito. Queste preoccupazioni fanno parte del lavoro iniziale.


Dopo il primo incontro

Il professionista può proporre altri colloqui di valutazione, un sostegno psicologico, un coinvolgimento dei genitori oppure l’invio a un servizio più adatto. Obiettivi, costi e durata prevedibile, quando stimabile, vanno chiariti prima di proseguire.


Per informazioni sulle modalità di un colloquio con un adolescente dai 13 anni è disponibile la pagina Contatti di Marco Zuccon, psicologo a Firenze e online. Consenso, responsabilità genitoriale e coinvolgimento degli adulti vengono verificati prima di iniziare.


Le indicazioni sono generali e non sostituiscono la verifica giuridica e clinica del singolo caso.



Fonti

Lavik K.O. et al. (2018), The first sessions of psychotherapy: a qualitative meta-analysis of alliance formation processes. DOI: 10.1037/int0000101

De Los Reyes A. et al. (2015), The validity of the multi-informant approach to assessing child and adolescent mental health. DOI: 10.1037/a0038498

Viksveen P. et al. (2024), Adolescents’ involvement in mental health treatment and service design: a systematic review. DOI: 10.1186/s12913-024-11892-2


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